L’albero. Vita e morte di un immortale

I funghi non camminano, non hanno occhi, orecchie, cervello, nervi, muscoli. Sembrano delle piante perché sono legati al terreno da esili filamenti che assomigliano alle radici, hanno uno stelo e un cappello che ricordano il fusto e la chioma, producono una polvere che presenta vaghe analogie con i semi. Sono perciò stati scambiati fino a due secoli fa per alberelli un po’ strani e sono stati studiati diffusamente dai botanici. Essi, però, non sono piante in assoluto perché non ne possiedono le caratteristiche salienti. Hanno cellule circondate da una parete, ma essa è composta da chitina e glucani, che rivestono anche il corpo degli insetti, la loro sostanza di riserva è il glicogeno che si trova comunemente nel fegato degli animali, mentre nei vegetali è l’amido. Non possono effettuare la fotosintesi clorofilliana e perciò devono procurasi le materie necessarie al loro sostentamento digerendo i composti organici di qualsiasi natura. Non avendo lo stomaco sono costretti ad effettuare la digestione al di fuori del loro corpo lisando gli elementi complessi e riassorbendo i prodotti più semplici e di facile assimilazione. Svolgono così un ruolo insostituibile nella degradazione della materia. Si accrescono su soggetti vivi provocando malattie mortali nelle piante, allergie e vari disturbi cronici negli animali. Elaborano potenti tossine che possono causare la morte di chi ne viene in contatto. Nonostante ciò hanno un ruolo importante nella nutrizione animale e nelle fermentazioni etiliche che inebriano gli uomini e molti casi li rendono più felici o li condannano alla dipendenza. Recenti ricerche hanno inoltre dimostrato che alcuni funghi degradano la plastica e molti residui dannosi presenti nel suolo. Hanno una fondamentale funzione nella salute animale perché i loro derivati, gli antibiotici, hanno salvato milioni di vite.


Sergio Mutto Accordi

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