Dialogo sui vaccini

Il libro di Antonio Cassone "Dialogo sui vaccini" è stato il protagonista di un articolo uscito nell'inserto "Salute" del quotidiano "Repubblica" di giovedì 13 settembre 2018. Riportiamo di seguito tale articolo, scritto da Elvira Naselli.

Dialogo sui vaccini con un nonno titubante

I dubbi di molti genitori sono legittimi. Non serve trattarli da imbecilli. Servono invece risposte chiare che sapranno convincerli

di Elvira Naselli

Già la dedica è chiara: a tutti i genitori che esitano a vaccinare i propri figli. Esitano, non per ideologia ma perché probabilmente hanno bisogno di riflettere ancora, di sapere se e quali sono i rischi potenziali. Perché se è ovvio che i vaccini hanno salvato la vita a milioni di persone è comprensibile che, in contesti diversi e quando le malattie che i vaccini hanno sconfitto non vengono più viste e vissute come una minaccia, prevalgano i dubbi sulle necessità. E allora non basta trattare gli esitanti come quegli imbecilli ideologici. Servirebbe piuttosto un dialogo corretto, una discus­sione dei limiti e dei potenziali rischi dei vaccini. Ed è il tentativo che si propone il libro Dialogo sui vaccini, firmato con lo pseudonimo di Giovanni Libero da Antonio Cassone, uno degli studiosi che più dibattono sulla necessità di una conoscenza scientifica condivisa.

Tra un girovagare per alcuni tra i punti più suggestivi della Capitale e un dotto excursus tra le birre artigianali, Cassone utilizza lo strumento del dialogo con il suo amico esitante Maurizio, che da giovane ha fatto i vaccini ai tre figli senza farsi troppe domande ma che adesso, di fronte alla nipotina da immunizzare, è pieno di dubbi. Dubbi che sono spesso gli stessi di molti genitori. «Tutte le ricerche sulle perso­ne che contestano o rifiutano le vaccinazioni - racconta Cassone - sono chiare: i cosiddetti no vax sono una esigua minoranza, meno dell'1% della popolazione e non incidono certamente sull'ampia copertura necessaria per assicurare la protezione di tutti. Sono semmai numericamente molto significativi quelli che tentennano o che vaccinano con difficoltà e insicurezza. O con ritardo. O evitano di vaccinare gli adolescenti. Ecco questi genitori variano, a seconda del paese, dal 20 al 40%».

Ed è proprio a questi che Cassone si rivolge. Mettendo in bocca all'amico Maurizio i dubbi delle famiglie: i danni dei vaccini non saranno più numerosi di quanto riferiscano i medici e sono tenuti nascosti dalle multinazionali dei farmaci? Troppe vaccinazioni nei primi due anni non faranno male al sistema immunitario del bambino? E non è che l'aumento dei casi di allergie o di autismo c'entrino con le campagne di immunizzazioni diffuse? A tutte queste domande, Giovanni, noto ricercatore e alter ego dell'autore, risponde ribattendo la verità scientifica: serenamente, punto per punto, con dati, studi ed evidenze scientifiche. E soprattutto, con i numeri. Perché il morbillo può non essere così lieve come molti sono abituati a considerarlo, anzi 1 su 1000 si ammala di encefalite e può morire (1 su 1000 - 1500). Percentuali che aumentano se colpiscono bambini più fragili, malati o immunodepressi, che non possono vaccinarsi. Ed è interessante anche il colloquio sui rischi che ci sono, come per tutti i farmaci, ma sono molto più bassi, da 100 a 1000 volte nel caso per esempio di quello contro morbillo e varicella, rispetto ai possibili effetti dell'uso di tachipirina, farmaco usato ogni giorno da milioni di persone.

Insomma, serve comprensio­ne e buon senso, perché, come sottolinea un recente editoriale di Nature, trattare l'esitanza verso le vaccinazioni come uno scontro tra ignoranti e scienziati è improduttivo e semplicistico e non serve ad incrementare la fiducia nella pratica vaccinale, che deve essere l'obiettivo della politica sanitaria. Come farcelo è la domanda da un miliardo di dollari.«Negli Stati Uniti ha funziona­to il colloquio motivazionale - racconta Cassone - una tecnica di conversazione che tende a rafforzare la motivazione del cambiamento su temi ambivalenti come quello dell'opinione sui rischi dei vaccini. La chiave del convincimento degli esitanti passa dalle parole dei medici di famiglia, dei pediatri e dei professionisti della ricerca e dell'informazione sanitaria. Quel "tempo" che manca sempre e di cui spesso i medici sono avari. Ma che resta l'unico modo per stabilire e rinforzare il rapporto con i pazienti, genitori o bambini che siano».

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