La sottile linea tra vita e morte vista con gli occhi di uno scienziato

 “Esperienze di premorte”: così si intitola l’appassionante saggio di Enrico Facco, che spazia da testimonianze all’analisi fenomenologica, da aspetti neurochimici alla neurologia e psicologia delle NDE (neardeath experiences – esperienze di premorte), per proseguire in un’interessante “iter” tra scienza, coscienza e cervello, Io, inconscio, anima, vita e morte.

Perché ha approcciato tali materie non solo scientifiche?

Mi aveva affascinato e allo stesso tempo mi aveva lasciato perplesso il libro di Moody (“La Vita oltre la Vita”), che avevo letto negli anni Settanta. La mia attività professionale si è svolta poi per oltre venti anni in terapia intensiva neurochirurgica, occupandomi prevalentemente della valutazione e della prognosi del coma, dello stato vegetativo e della diagnosi di morte cerebrale: aspetti importanti della relazione, per alcuni versi ancora misteriosa, tra mente, cervello e realtà esterna, che pongono concretamente il quesito fondamentale della condizione umana, ovvero quello del signifi cato della vita e della morte. Così dal 2000 ho cominciato - devo dire un po’ per caso - a studiare il problema delle esperienze di premorte.

Che cosa sono le NDE (Near Death Experiences) e le OBE (Out of Bodies Experiences)?

Sono esperienze che si sviluppano in condizioni critiche (arresto cardiaco, coma, stati di shock, ecc.), oppure nelle cadute in montagna ma anche, se pur raramente, in determinati stati psicologici, come ad esempio la meditazione yoga. Le NDE sono esperienze di carattere apparentemente trascendente con una costellazione di elementi tipici, quali la visione di un tunnel, una luce con caratteri soprannaturali, comunicazione con entità: in passato erano considerate una forma di autoscopia (allucinazione in cui il soggetto si vede sdoppiato). Oggi invece è chiaro che la fenomenologia delle OBE è nettamente diversa dal quadro clinico classico di autoscopia: infatti il paziente vede il proprio corpo inanimato dall’alto mentre viene assistito dai medici con una sensazione di grande lucidità e la coscienza chiaramente centrata nel punto di osservazione, al di fuori del corpo. In due casi, documentati nella letteratura scientifica, i pazienti hanno successivamente riferito quello che è successo durante la fase della OBE, in cui erano incoscienti.

C’è molto scetticismo attorno a queste tematiche, qual è il suo atteggiamento?

La risposta è complessa: queste esperienze contraddicono la versione corrente/dominante su temi come la vita, la morte, la realtà stessa, soprattutto se si parte da una visione di tipo materialistico. Le NDE, come fenomeno, non sono oggetto di credere o meno: sono semplicemente fatti, con una chiara epidemiologia e fenomenologia clinica. Poi, cosa possano signifi care è tutt’altra cosa. Io ho adottato una posizione rigorosamente scettica: ovvero di non accettare nulla a priori, ma anche il suo versante opposto, e cioè non escludere nulla a priori.

Ma allora cos’è la Coscienza e cos’è l’Io?

In poche battute è davvero difficile dirlo, ma è un argomento davvero importante ed interessante: in gran parte coincidono. In senso lato si può pensare all’io come il fondamento della coscienza e della soggettività, cioè il principio da cui origina l’individuo come tale e dalla cui percezione intuitiva prende origine il pensiero e la conoscenza. Il concetto di coscienza è molto ampio e complesso e definirne compiutamente natura, origine, è estremamente arduo quanto appassionante.

Cosa è vero o meno dunque in base alle nostre convinzioni?

La realtà ci sfugge molto di più di quanto siamo inclini a ritenere; la stessa verità scientifica è in continua evoluzione, il che significa che in ogni momento storico alcune conoscenze scientifiche sono corrette altre saranno smentite da fatti o scoperte successive. Le nostre convenzioni, le credenze sono spesso più forti della realtà stessa e la storia della scienza è costellata di detrattori, che si sono opposti inesorabilmente alle teorie che sconvolgevano la loro visione del mondo o lo stesso ‘status quo’, e che poi invece si sono affermate. Come diceva Schopenhauer “la verità nasce come paradosso e muore come ovvietà”.

Perché ha scritto questo libro?

Volevo fare un’analisi critica di un fenomeno clinico reale che negli ultimi decenni è stato “rimosso” perché incompatibile con la visione convenzionale del mondo. Infatti le NDE sono state spesso considerate a priori eventi di dubbia ed improbabile esistenza, significato ed importanza, fatti onirici o semplici fenomeni allucinatori di competenza psichiatrica. La mia speranza è quella di poter fornire una base di riflessione - il più possibile sgombra da pregiudizi - sugli aspetti scientifici, psicologici, filosofici che queste esperienze necessariamente pongono.

Ma allora secondo lei esiste un’esistenza dopo la morte?

La risposta non posso e non voglio fornirla io, perché questo è il mistero fondamentale della condizione umana di tutti i tempi ed ognuno deve dare la propria personale risposta. 

di Alberto Salmaso

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