Meditazione e ipnosi

Riportiamo qui di seguito l'articolo scritto da Giulia Villoresi che parla di ipnosi utilizzata in sostituzione dell'anestesia in ambito chirurgico, pubblicato su "Il Venerdì di Repubblica" del 29 gennaio 2016, che parla anche del prof. Enrico Facco e del suo libro "Meditazione e ipnosi".

 

 

Quando l'ipnosi sostituisce l'anestesia

La trance profonda agisce sui recettori dei dolore come la morfina. Perciò alcuni chirurghi la usano. E quando vanno rimossi certi tipi di tumore è particolarmente utile.

Il rumore che sente è il motore di una barca che le passa accanto. Il motore della barca fa vibrare la sua canoa...». Siamo in una sala operatoria dell'ospedale universitario di Tours, in Francia. La voce è quella dell'ipnoterapeuta e anestesista Eric Fournier. Si rivolge a un uomo a cui stanno per asportare un glioma di basso grado, cioè un tumore cerebrale non particolarmente maligno che coinvolge il sistema nervoso centrale. Il rumore della barca,in realtà, è il ronzio del craniotomo, piccolo strumento chirurgico che serve ad aprire la volta cranica. E paziente si lascia cullare dalle vibrazioni della «sua canoa» mentre la voce di Fournier continua a salmodiare istruzioni. Questa inusuale seduta di ipnosi, in parte ripresa dal personale ospedaliero, rientra nel primo studio mai realizzato sull'uso dell'ipnosedazione in chirurgia cerebrale, ora pubblicato sulla prestigiosa Neurosurgery: 37 persone sono stateoperate con successo a un glioma di basso grado, sotto ipnosi e col solo ausilio dell'anestesia locale.

Il tipo di tumore non è un dettaglio: si tratta di un intervento in cui è fondamentale, nella fase di resezione, essere coscienti e rispondere alle domande del medico, in modo da evitare danni ad aree del cervello altamente funzionali. Attualmente la soluzione più diffusa è la procedura asleep-awake-asleep (addormentato-sveglio-addormentato): prevede due anestesie generali, una all'inizio una alla fine dell'intervento; nel mezzo il paziente è sveglio, ma diversi fattori psicofisici, come la paura e la confusione post anestesia, possono compromettere l'operazione. Lipnosedazione si è rivelata una valida alternativa all'anestesia generale: la trance alza significativamente la soglia del dolore (le anestesie locali possono risultare molto dolorose) e lenisce o addirittura eliminala paura (quindi le reazioni neurovegetative da stress), per cui sia il lavoro del chirurgo sia il vissuto del paziente ne traggono beneficio.

Ma sipensi, anche, al suopotenzialenel trattamento di pazienti allergici a qualunque farmaco anestesiologico. Ë il caso di una donna di 42 anni che nel 2013 è stata operata a Padova per un tumore della pelle con l'ipnosi come unica forma di anestesia. A indurre la trance Enrico Facco, ipnoterapeuta, già docente di Anestesiologia e rianimazione all'Università di Padova, che ha pubblicato il caso su Anaesthesia. «La percezione del dolore» spiega «è regolata da specifici recettori del cervello; la morfina, inibendoli, abbatte la percezione del dolore. Ecco: tra morfina e ipnosi cambia solo il modo in cui interveniamo su questi recettori. Esistono infatti aree cerebrali inconsce che, se attivate, consentono di agire su funzioni normalmente non controllabili. Attraverso la corteccia somatosensoriale, ad esempio, si può gestire l'intensità del dolore, mentre con la corteccia cingolata anteriore si può intervenire sui suoi aspetti cognitivo-affettivi, per cui, anche se percepisco dolore e lo riconosco come tale, lo stimolo diventa sopportabile come qualsiasi altro stimolo neutro, cioè non spiacevole. L'ipnosi, in sintesi, è la capacità della mente di attivare aree cerebrali inconsce, quindi di influire sul nostro stato fisico e psichico». Il suo percorso assomiglia a quello della concentrazione, almeno nella fase iniziale: il soggetto focalizza l'attenzione su qualcosa (un'immagine mentale, una sensazione) finché ne è così assorbito da diventare inaccessibile agli eventi distraenti. A questo punto si trova in uno stato psicofisiologico, la trance, che ha diversi stadi di profondità ed è misurabile con criteri obiettivi (come il riscontro di particolari onde cerebrali, dette onde theta).

Come tecnica analgesica l'ipnosi è antica (nell'Ottocento, prima che fossero sviluppati i primi anestetici,era usata da molti chirurghi) e attualmente piuttosto diffusa fuori dall'Italia. In Belgio per esempio, dove dal 1992 il Centro ospedaliero universitario di Liegi ha realizzato più di 8.600 interventi in ipnosedazione (si va dall'estrazione di denti alla rimozione della tiroide). Ma l'ipnosi è sempre più usata anche nel trattamento del dolore cronico (soprattutto cefalea e nevralgie), dei disturbi comportamentali (anoressia, obesità,tabagismo,insonnia) e, naturalmente, in psicoterapia. «Una tranceprofonda» spiega Facco«permette di aprire una comunicazione diretta con l'inconscio, normalmente inaccessibile alla coscienza . Significa che con l'ipnosi si possono recuperare contenuti della mente che il processo psicoanalitico impiega mesi o anni per disseppellire».

Per la sua fenomenologia neurofisiologica, oltre che per la sua proprietà di indurre importanti trasformazioni della coscienza, dell'autoconsapevolezza, della razionalità, l'ipnosi mostra diverse analogie con la meditazione (Facce ha dedicato al tema un saggio: Meditazione e ipnosi, Altravista, pp. 448, euro 29) e con la psichedelia. Nel 1950, durante una trance profonda, lo scrittore Aldous Huxley incontrò un lattante su una vasta spianata di sabbia, lo osservò crescere e accumulare esperienze fino all'età di 23 anni; quindi gli si accostò e lo riconobbe come se stesso, ma sentì che anche il 23enne riconosceva lui, e si domandava: è questo l'aspetto che avrò a 52 anni? La sua esperienza, che insieme ad altre simili influì molto sulla creatività di Huxley, è riportata dallo psichiatra Milton Erickson, oggi considerato il padre dell'ipnosi moderna.

Si sarebbe tentati di pensare, a questo punto, che l'ipnosi sia una sorta di rimedio miracoloso, valido per chiunque e a qualunque scopo, terapeutico, clinico, introspettivo. Non è proprio così. La trance media è un risultato accessibile, ma solo il 10 o 15 per cento della popolazione è in grado di sviluppare una trance profonda, mentre il 5 per cento è del tutto refrattario. Si è ritenuto a lungo che la suscettibilità all'ipnosi dipendesse, oltre che da alcuni tratti psicologici (empatia, creatività, capacità di assorbimento), da una particolare variazione genetica che, incidendo sui livelli dì dopamina, aumentale capacità di attenzione. Ma nel 2014 un gruppo di ricerca dell'Università di Pisa ha pubblicato su Frontiers in Human Neuroscience un contributo che smentisce la teoria biochimica: l'ipnotizzabilità dipenderebbe dal cervelletto. Spiega Enrica Santarcangelo, coordinatrice dello studio con Silvano Presciuttini: «Abbiamo scoperto che i soggetti altamente ipnotizzabili controllano meno l'equilibrio a occhi chiusi e hanno scarsa abilità visuo-motoria (quella indispensabile, ad esempio, per centrare un bersaglio con le freccette), tutte attività gestite dal cervelletto. In questi soggetti, in sostanza, il cervelletto funziona un po' meno». I risultati raggiunti dal gruppo pisano pongono una questione significativa: «Qual è il vantaggio evolutivo - o lo svantaggio vista la bassa percentuale di persone molto suscettibili- dell'ipnotizzabilità?». La risposta potrebbe portare lontano, in campi che esulano da quello, in parte ancora misterioso, dell'ipnosi.

 

Giulia Villoresi

 

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