Esperienze di premorte. L'articolo su Oggi.

Dibattiti

In fin di vita comincia un'altra vita

Le visioni di chi è in punto di morte sono orizzonti aperti sull'Aldilà? Sul tema continuano a uscire libri. E ora un medico italiano, il Dottor Enrico Facco, afferma: queste esperienze non sono allucinazioni.

Di Pierangelo Garzia, estratto da pp. 60-64 di "Oggi", numero 17 del 24/04/2014 Milano, aprile.

E' la sfida più grande per la scienza medica: esplorare gli estremi limiti della nostra coscienza. Appurare fin dove la mente può spingersi. Anche oltre i limiti del corpo. Fino a varcare la soglia che separa l'Aldiquà dall'Aldilà [...]

Uno dei maggiori studiosi a livello internazionale di Nde è Enrico Facco, professore di Anestesiologia e Rianimazione all'Università di Padova, neurologo ed esperto di terapia del dolore e ipnosi clinica: ha dedicato a questi fenomeni uno studio assiduo, la pubblicazione di articoli sulle riviste scientifiche e un intero trattato dal titolo Esperienze di premorte - Scienza e coscienza al confine tra fisica e metafisica (Edizioni Altravista).

Un intenso viaggio extracorporeo.

Facco ne è assolutamente convinto: le esperienze riferite da chi si è ritrovato alle soglie della morte in seguito, per esempio, a un arresto cardiaco con successiva rianimazione, non vanno liquidate semplicemente come gli effetti di un insulto cerebrale, di una scarsa affluenza di ossigeno alle cellule del cervello o dell'attività "psichedelica" di qualche farmaco.

«Sono esperienze molto intense, ricche di coliriti dettagli, visioni che trasmettono una sensazione di tipo metafisico, trascendente» dice Facco. Esperienze che spesso risultano simili, se non identiche, in ogni parte del mondo, cultura, credo religioso. Persino tra le persone che si sono sempre dichiarate non credenti, atee.

«Sono racconti molto belli. ognuno vive la sua personale esperienza, ma ci sono in effetti alcuni elementi fondamentali ricorrenti». Quali? Il tunnel, la percezione di una luce innaturale, la sensazione profonda di pace e benessere, l'abbandono del corpo (e l'osservazione dall'alto di tutto ciò che accade ai personali "resti" terreni). «C'è chi dice di aver incontrato delle entità, spesso non definite, o indicate come "esseri di luce", oppure una persona deceduta, un proprio caro o un amico. Solo in certi casi, per la verità limitati, il resoconto parla di figure mistiche o di santi, che in realtà fanno parte della religione di riferimento del redivivo». Ovvero: chi è cristiano vi ravvisa Cristo, l'arcangelo Gabriele o addirittura San Pietro davanti alle porte di cui è custode, e i musulmani identificano quella luce bianca e compassionevole in Allah... «Poi è frequente e caratteristica quella sensazione di riperoccere tutta la propria vita con un singolo sguardo mentale».

Sensazioni che lasciano il segno.

Facco attribuisce grande importanza a queste esperienze perché la persona protagonista di un Nde torna alla propria vita quotidiana profondamente trasformata. «Già: una Nde può anche determinare cambiamenti importanti nella vita di queste persone», sottolinea Facco. «Magari uno decide di cambiare lavoro. Oppure di divorziare. Anche per questo è importante che i professionisti della salute conoscano questo tipo di esperienze, e non le archivino semplicemente come pure allucinazioni. Sono esperienze sconvolgenti, racconti coerenti, che nulla hanno da spartire con tutto ciò che conosciamo su allucinazioni, deliri ed effetti di droghe. E, per giunta, spesso cancellano la paura angosciosa della morte che ognuno di noi si porta appresso».

L'astronomo Carl Sagan avanzò addirittura una spiegazione: sostenne che se le esperienze di pre-morte sono più o meno identiche in ogni essere del pianeta è perché nel cervello sofferente riaffiora il momento universale della nascita. [...]

Pierangelo Garzia (ha collaborato Edoardo Rosati)

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