Antropologia della salute

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“Nessuna teoria è buona tranne se la usiamo per spingerci oltre”, diceva Andrè Gide. È questo il proposito che ci siamo assunti quando abbiamo raccolto la sfida – impegnativa quante altre mai – di realizzare una rivista scientifica sulla salute dell’Uomo. Una rivista capace di guardare oltre le frontiere di un sapere già acquisito e anche, per questo, poco fruibile perché ripetitivo e stantio. “Antropologia della salute” ha invece privilegiato l’ottica del paradosso, nel suo esatto e primitivo significato dell’andare contro l’opinione corrente che, molto spesso, è falsa e fuorviante. D’altra parte Eraclito non sosteneva tranquillamente, ventisei secoli fa, che la maggior parte degli Uomini, ancorché consapevoli di un logos, di una ragione comune, “vivono come se avessero una loro propria e particolare saggezza”? Ossia secondo la propria personale visione del mondo. Versione greca della celebre massima dello scrittore latino del II secolo a. C. Terenzio Afro: “Quot homines tot sententiae”, come dire quanti uomini tanti pareri.