Somalia

IL SAGGIO. L’unico modo per comprendere appieno l’attuale situazione somala è quello di fare un tuffo nella sua storia. 
Dalla sua indipendenza ad oggi, la Somalia ha avuto governi democratici, una dittatura, la guerra civile e infine governi di unità nazionale. 
Come più stati africani, è diventata indipendente dopo la seconda guerra mondiale, come prodotto dell’unificazione tra l’ ex Somalia italiana e l’ ex Somalia inglese. Il primo periodo, quindi, della storia del paese è legato alla democrazia, che vide tra i suoi più grandi partiti la Lega dei Giovani Somali. 

Ma allo stesso modo di altri paesi liberati dal colonialismo -e dovuto alle incertezze e ai tentennamenti della politica- anche in Somalia si diffuse tra gli abitanti l’opinione che la democrazia non avesse le carte in regola per guidare un paese, che fosse troppo lenta, macchinosa, inadeguata alla situazione; opinione diffusa che accompagnò, o almeno rese meno inaspettato, il colpo di stato militare del 1969 guidato dal generale Siad Barre.
Seppure uno degli scopi dichiarati dalla giunta militare fosse quello di combattere il “clanismo” -di cui la società somala era (ed è) intrisa- accadde proprio che il clanismo divenne il marchio distintivo del governo Barre. Lo stato assunse una struttura familista, i centri di potere distribuiti per appartenenza parentale e sanguinea. 
Nelle istituzioni nazionali i politici vennero soppiantati dai militari, la frammentazione della società drammaticamente accentuata dalle persecuzioni etniche. 
Tanto che, subito dopo la fuga di Barre nel ’91, il paese scivolò in una cruenta guerra civile, seguita dalla dichiarazione unilaterale di indipendenza del Somaliland (a cui seguì sette anni dopo quella del Puntland, 1998).

Questo saggio di Matteo Guglielmo aiuta a sciogliere l’intricata matassa degli avvenimenti somali, e aiuta a scorgere, oltre i singoli eventi drammatici, le ragioni che hanno portato la Somalia sull’orlo del baratro; con un’ottima analisi degli antefatti storici, delle missioni ONU –e dei suoi errori-, delle interferenze dei paesi vicini come l’Etiopia. Alla fine della lettura la situazione apparirà comunque caotica, ma a differenza di prima, con i suoi dovuti causa-effetto, le ragioni del caos saranno più nitide. Motivo più che sufficiente per addentrarsi nelle pagine di questo libro.

Recensione a cura di Luigi Riccio

Corriere Immigrazione | martedì 25 gennaio 2011

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