Professione antropologo di Moreno Tiziani

L’antropologia è la scienza che studia l’uomo. In particolare l’antropologia fisica è la scienza che studia l’uomo dal punto di vista biologico. Si tratta di una materia teorica, senza ricadute pratiche sulla società? Oppure il suo contributo è importante, anche se poco conosciuto? 
Di solito non si parla dell’antropologo come di un professionista. Si pensa all’antropologo come a uno studioso chiuso nelle università, avanti con gli anni e con spessi occhiali. Eppure non è così, o almeno non lo è sempre. Da questo libro di Moreno Tiziani, pubblicato nel 2011 dalla casa editrice Altravista, emerge una figura diversa, più al passo con i tempi. Gli esempi descritti fanno riflettere su quanta antropologia c’è intorno a noi. Per esempio, la sicurezza delle nostre auto deriva in parte da studi di antropologia. Anche dietro la preparazione delle missioni spaziali o dietro lo spazzolino che usiamo tutti i giorni c’è la ricerca antropologica. Chi lo avrebbe mai detto, se non forse proprio un antropologo? Eppure i primi capitoli del libro nascondono quest’aria di novità.
L’inizio è tra i più classici, sembra di leggere un saggio come altri: si parte dalla definizione di antropologia e dalle sue divisioni sottodisciplinari, si racconta la sua storia e di come gli antropologi abbiano contribuito, a loro modo, all’unificazione dell’Italia. Ma poi il registro cambia e sembra cambiato anche lo stile di scrittura. 
Dal trattato si passa al manuale, quando si spiega come si diventa antropologi e quale percorso di studio bisogna seguire, in Italia o in altri paesi del mondo, e come si stila una tesi di laurea. Non aspettatevi però il solito Umberto Eco (comunque citato nella bibliografia): la tesi è una prova sul campo e un biglietto da visita, e come tale va affrontata. Se questa parte del libro è più utile a uno studente, la terza è interessante per tutti quelli che vogliono conoscere l’antropologia e le sue applicazioni. 
Gli esempi abbondano e vanno dai più classici, come lo studio dei resti scoperti nelle necropoli, ai più promettenti anche dal punto di vista lavorativo, come le attività di consulente e il contributo dato alle forze dell’ordine (non si tratta solo di emulare i personaggi di CSI). 
La quarta parte è più generale e definisce il rapporto tra antropologia fisica e culturale, le due grandi aree in cui si divide l’antropologia, e le questioni etiche legate al lavoro dell’antropologo. I cambiamenti climatici, le questioni razziali e i problemi di conservazione dei primati sono alcuni aspetti considerati nel libro. Argomenti non comunemente affrontati durante la formazione accademica e che di sicuro vanno a completare un libro diverso nel panorama delle pubblicazioni dedicate all’antropologia. Le appendici sono un elemento in più che consolidano il giudizio positivo che mi sono fatto. Due esempi per chiarire: il commento alle leggi sui beni culturali con particolare riguardo al lavoro dell’antropologo è di sicura utilità e sapere come si applica la legge sul diritto d’autore alla propria tesi consente di proteggerla meglio. Tra le appendici, anche delle brevi recensioni di libri, film e videogiochi colti dal punto di vista dell’antropologo.
Come ho detto il giudizio complessivo è del tutto positivo e i difetti sono pochi: alcuni capitoli sono più densi di altri, alcuni esempi potevano essere ampliati e discussi con maggiore ricchezza di particolari. Ma è un libro così diverso che le mancanze passano in secondo piano e lo fanno sentire un testo necessario.

Recensione a cura di Aldo Visalberghi

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