Il segreto degli Antenati

Il Segreto degli Antenati è il risultato di una lunga esperienza di vita e di ricerche etnologiche in Ghana, dove tra il 1989 e il 2006 Mariano Pavanello ha trascorso oltre ventisette mesi sul terreno tra gli Nzema, una popolazione akan stanziata nell'estremo lembo sud-occidentale del Ghana, in una piccola regione che si affaccia sul golfo di Guinea al confine con la Costa d'Avorio. Un percorso che propone al lettore le questioni fondamentali dell'etnografia akan, ricostruendo in uno scenario unitario le problematiche sociopolitiche dell'area, il sistema di parentela e le tattiche matrimoniali, la percezione interna della storia e le forme di organizzazione produttiva, senza tralasciare alcuni aspetti inquietanti connessi ai piani della magia e della stregoneria, che lo hanno coinvolto personalmente, nei suoi ultimi soggiorni in quell’area.

Il segreto degli antenati è la storia stessa dell’etnia nzema, è un segreto perché nasconde agli estranei le vicende terrene, le lotte, gli intrighi per cui gli antenati hanno costruito i diritti e le prerogative di cui i loro discendenti continuano a godere. E come segreto, nasconde a chi no deve sapere la vera storia dei rapporti che legano tra loro le diverse linee che compongono una compagine familiare che si definisce aristocratica. Spiegando il significato del titolo, l’autore gioca con le parole tanto da portare il lettore a sorridere sul fatto che “l’anziano custodisce un segreto nel suo fondoschiena”. L’anziano è il solo che può raccontare le storie degli antenati: non a caso in lingua nzema le parole ‘anziano’ e ‘antenato’ hanno la stessa traduzione. Pavanello si sofferma e approfondisce molto il tema della matrilinearità e soprattutto dei legami matrimoniali: abusua significa contemporaneamente famiglia, matrilignaggio e sangue, nonostante quest’ultimo sia trasmesso ai figli dal padre. Il matrimonio avviene tra cugini perché il patrimonio familiare si possa mantenere all’interno di segmenti lineari del matrilignaggio.

Nel lavoro è marcata la divisione di genere: sceglie di illustrarla attraverso la produzione dell’olio di cocco, attività perlopiù maschile, non solo perché necessita di forza fisica ma anche perché è necessario avere un capitale iniziale di cui solo gli uomini possono disporre, in quanto i padri elargiscono un prestito solo ai figli maschi.

Al termine del libro, oltre ad entrare nel merito di pratiche di stregoneria di cui peraltro egli stesso è vittima, si sofferma sulla figura di un collaboratore indigeno, Mieza, personaggio ambiguo, legato ad un furto accaduto a Fort Apollonia, dove Pavanello era solito soggiornare durante i suoi soggiorni ghanesi. Dal furto nascono equivoci e stregonerie e lo stesso autore, vittima di un maleficio, deve ricorrere ad una maga in grado di contrastare l’effetto attraverso un altro atto magico.

Mariano Pavanello (Venezia 1944) è professore ordinario di Etnografia dell’Africa presso l’Università La Sapienza di Roma. Dal 1973 ha svolto ricerche etnologiche in molti paesi africani e dal 1989 si dedica soprattutto all’area akan in Ghana.

Francesca Gavio