Pietro Semino, Il fatto di N’Gba

Il romanzo di ufologia, che mette in scena l’avventura di un protagonista che fa l’esperienza di un incontro del terzo tipo, con degli extraterrestri o con le loro navicelle e che va in cerca di testimonianze della loro presenza sulla terra, è un genere che è ormai ben codificato, anche grazie alle riduzioni cinematografiche e televisive. si tratta di una rivisitazione dell’antico romanzo di formazione, aggiornato alle tecniche e alle credenze del mondo di oggi. Un protagonista particolarmente sensibile a tale percorso formativo ha una prima esperienza che lo porta ad indagare su fatti misteriosi ed apparentemente inspiegabili avvenuti sia in cielo (luci, navicelle, oggetti volanti) che sulla terra (strane corrispondenze tra civiltà antiche di vari continenti, raffigurazioni di esseri abnormi, eventi fisici particolari, manipolazioni del tempo-spazio). la caratteristica principale è quella di dare una spiegazione unica – l’intervento degli extraterrestri sulla nostra terra – a tutta una serie di fenomeni che paiono difficilmente spiegabili in civiltà antiche o primitive come quelle precolombiane, egizie, africane, australi, o a fenomeni di distorsioni di magnetismo, scomparse misteriose, alterazioni cronologiche. il protagonista non solo viene a conoscenza di questi fatti, ma la loro scoperta rientra in un suo percorso di vita, fino al punto in cui ne fa un’esperienza personale. 
la difficoltà per un autore di tali romanzi è di adeguarsi a quella che è diventata una norma narrativa e di sapere essere abbastanza innovativo per inserirvi un intreccio nuovo e una storia che non paia la copia conforme di tanti altri racconti. Pietro semino idea un personaggio, Hans Blick, che pur facendo un’esperienza di vita che lo porta ad esplorare continenti e tracce di fatti inspiegabili in varie civiltà, fa però sempre riferimento, come punto saldo del suo viaggio “iniziatico”, ad ilanz, dove è nato e cresciuto, e più generalmente ai grigioni della sua infanzia. il personaggio perciò non si dissolve o si trasforma totalmente nelle sue esperienze, che pure sono spesso sconvolgenti, ma trova il suo equilibrio nel riferirsi ad un punto saldo nel tempo e nello spazio: quella sua ilanz da cui è partito e a cui fa spesso ritorno mentalmente. 
ed è proprio ad ilanz che Hans Blick, da piccolo, fa la prima esperienza dell’avvistamento di un oggetto misterioso nel cielo, che poi lo segnerà per tutta la vita: un po’ come se una civiltà extraterrestre lo avesse scelto fin da ragazzo per predestinarlo alla scoperta di certe verità che affiderà nel corso della vita ad un diario – che poi costituirà il romanzo – e per proteggerlo quando dovrà affrontare la difficile prova finale di n’gba. conclusi gli studi in un collegio di coira, Hans si reca in Messico dove la sua attività di giornalista lo porta alla scoperta delle antiche civiltà e di fenomeni paranormali legati ad esse. le scoperte di Hans non sono solo di tipo archeologico, ma di genere fisico e sensoriale. in questo “viaggio di formazione” nel quale il protagonista deve vincere ostacoli e pericoli, il giovane giornalista viene aiutato – secondo le regole del genere – da personaggi femminili, ora reali e spesso facoltosi ora misteriosi e quasi magici al punto di scomparire misteriosamente. Questo interesse il protagonista lo approfondisce con molte letture e ricerche di documentazione che gli permettono di constatare che le sue strane osservazioni ed esperienze si ritrovano in numerose parti del mondo e di giungere alla conclusione che una spiegazione razionale e globale non può essere altro che la presenza continua nel nostro mondo – attuale e passato – di esseri venuti da civiltà extraterrestri. Purtroppo queste considerazioni, che non passano più dal filtro della finzione romanzesca, ma vengono espresse dall’istanza narrativa al primo livello, fanno perdere al lettore – immerso in questa massa d’informazioni inverificabili – il filo del romanzo e del suo intreccio. solo nel terz’ultimo capitolo, intitolato appunto Il fatto di N’Gba, torniamo ad Hans Blick di ilanz che, dopo un breve soggiorno tra ginevra e losanna con un’esplorazione lacustre del cosiddetto “lago di losanna”, vive un’avventura sconvolgente in africa in cui una navicella di extraterresti lo salva dall’attacco di pigmei. È forse troppo poco per sottrarre il romanzo al peso schiacciante della documentazione grezza, fatta praticamente di ritagli di giornali, che ricompare nei due capitoli finali. Da questa farragine di dati, si salva il simpatico Hans Blick di ilanz attorno al quale si sarebbe potuto costruire un bel racconto di formazione, non schiacciato dal taglio saggistico di gran parte del testo.