Antropologia delle religioni

In questo libro Marco Menicocci si avventura nella non facile impresa di analizzare uno dei fenomeni culturali più antichi che accompagna l'uomo: la religione.
Compito non facile perché nell'affrontare il tema della religione si rischia, il più delle volte, di imbattersi nel doppio errore, che vive anche la nostra scuola, di utilizzare la religione di appartenenza come specchio deformante con il quale analizzare l'alterità o, peggio, quello di fermarsi a una sterile catechesi come vorrebbe la religione cristiano-cattolica.
L'approccio presente in questo testo fornisce  al lettore (come era già nei piani del fondatore della scuola di studi storico religiosi Raffaele Pettazzoni) una griglia interpretativa con la quale scandagliare il ricco patrimonio del religioso.
Lo fa presentando la Storia delle Religioni come un metodo adatto ad analizzare sia le religioni dei cosiddetti "popoli primitivi", sia i contesti socio-culturali delle religioni antiche fino ad arrivare alle grandi religioni universalistiche e ai movimenti di impronta mistica e millenaristica che richiedono, visti i tempi, una continua interpretazione in senso antropologico e storicista.
Menicocci parte definendo bene cosa sia la religione ripulendo il temine da tutti quei sedimenti pregiudiziali che non permettono un approccio a quel punto di vista dell'altro che è sempre più difficile da cogliere, arrivando così a delimitare il campo di studi che, partendo dallo studio critico della propria dimensione storico culturale, può aiutare il lettore a uscire fuori dal'eurocentrismo che segna lo sviluppo della visione intellettuale occidentale sulla religione... ma non solo.
La chiave di volta per aprirci la via in questo non facile terreno ci viene fornita dal comparativismo, che è l'essenza del metodo su cui si fondano gli studi storico-religiosi: "fondamentalmente il metodo comparativo procede passando in rassegna gli usi e i costumi dei vari popoli e delle varie culture, confrontando tra loro quegli elementi che presentano delle somiglianze formali, strutturali o funzionali. Individuate queste somiglianze, vengono allora elaborati dei modelli tipologici (o fenomenologici) generali".
Con un linguaggio chiaro e scorrevole, l'autore inizia a declinare, con esempi tratti da vari ambiti religiosi,  l'applicazione di questo metodo. La facilità di lettura è una caratteristica presente in tutto il testo e rende di facile acquisizione un insieme di concetti che non diventa nozionismo ma materiale pronto a essere utilizzato per capire il contesto che si sta analizzando.
Una volta padroni di questa metodologia didattica, Menicocci ci invita ad affrontare il concetto di Mito, la sua funzione e il ruolo degli attori che vi troviamo all'interno.
Divinità ed esseri sovrumani mitologici vengono analizzati nel loro contesto (il Mito) nelle loro funzioni e caratteristiche che rispondono a necessità specifiche relegate nel tempo in cui tutte le cose sono state create, a un tempo consegnato al passato, e quindi immutabile, sul quale l'uomo e gli dei non possono più mettere mano.
Al Mito si contrappone il Rito, anche qui indagato approfonditamente, concetto che ha il compito di rendere mutabile, per una cultura, ciò che si vuole sia tale.
In seno al concetto di Rito scaturiscono poi tutte quelle realtà a lui afferenti: operatori rituali, tipologie di riti (riti di passaggio, purificazione e altri), sacrifici e preghiere, festività, divinazione. Così "come la funzione mitica sia quella di garantire la stabilità del cosmo, mentre quella rituale presupponga la possibilità di intervenire in un cosmo parzialmente in fieri, non totalmente definito dal Mito", la presenza dell'istituto dinastico unisce Rito e Mito dando vita all'accentramento, nelle mani di un unico operatore rituale, di un immane rito di trasformazione che opera sul tempo (la terra governata) e sullo spazio (la genealogia regale). Discendenza e antenati vedono così interpretate le loro prerogative e le loro funzioni rispondendo a semplici domande quali: cosa sono? A cosa servono? Perchè? In poche pagine tutti questi concetti trovano la loro spiegazione in seno a ciò che fa la differenza tra le religioni: la loro storia.
Non c'è bisogno infatti di monumentali opere di carattere enciclopedico per sondare un campo che è sì vasto ma alla cui base si riscontrano le medesime categorie concettuali: Mito, Rito, Fede, comportamento religioso e personale specializzato formano così un background interpretativo capace di declinarsi in ogni cultura, in ogni popolo senza che questo includa un atteggiamento fideistico da parte di colui che si appresta a descrivere una religione.
Infatti "scoprire l'esistenza di altre religioni, oltre alla propria, è il passo decisivo per formare un concetto generale di 'religione'"... e di rispettarle, oltre che conoscerle.

Recensione a cura di Lucia Galasso

Anthropos

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