Pornografia di massa


Pornografia di Massa. Dalla Rivoluzione sessuale alla Porn Culture

La ricerca dell'Autore si propone di indagare i motivi per i quali la cultura di massa contemporanea sembra ossessionata dalle raffigurazioni pornografiche. La pornografia è diventata così invadente nella cultura popolare che alcuni autori hanno ritenuto di poter parlare di "sessualizzazione della cultura" e di "pornografizzazione della cultura". Su questa base, al fine di mettere correttamente a fuoco il senso di questa sessualizzazione (e i rischi connessi) l'Autore, seguendo una prospettiva rigorosamente storicista ma avvalendosi dei più recenti strumenti teorici, svolge una serrata analisi della nozione di pornografia. 

Noi siamo abituati a considerare la pornografia come un dato naturale, come qualcosa che è connesso sostanzialmente con la sessualità e i desideri umani, presente in tutte le epoche e in tutte le culture. Poiché rappresentazioni erotiche assai esplicite, dalle preistoriche veneri steatopigie ai disegni di Pompei, dalle poesie di Ovidio sino alle stampe vittoriane, sono presenti ovunque, siamo indotti a ritenere che la pornografia sia sempre stata, magari sotto varie forme ma comunque sempre presente in tutti i tempi. In altre parole "naturalizziamo" la pornografia. Questo però significa scambiare per pornografia quello che, situato nel suo contesto, non ha nessun valore pornografico. 

Non tutte le raffigurazioni di nudo o di atti sessuali sono pornografiche: le veneri steatopigie avevano un valore che, con qualche approssimazione, potremmo definire religioso e non certo pornografico; nessun intellettuale romano avrebbe considerato Ovidio un pornografo e le immagini di Pompei, per decenni esposte alla vista di tutti, solo dagli anni '30 sono diventate pornografiche, vietate ai minori. 

La pornografia non è la raffigurazione della sessualità ma di un certo, determinato modo di rappresentare la sessualità. La tesi centrale del libro è che la pornografia è un prodotto storico e come tale ha un inizio nel tempo che è precisabile e ricostruibile. 

La pornografia nasce con la censura quando, grosso modo nell'Età Vittoriana, le classi al potere si sforzarono di impedire che modelli e stili di vita loro propri si diffondessero tra le classi popolari. Le innovazioni tecnologiche della stampa rendevano possibile riprodurre illimitatamente e a basso costo raffigurazioni erotiche - sino ad allora privilegio delle élite sociali - tra le masse popolari e questo spinse le classi al potere a reagire inventando il pericolo della pornografia e cercando di controllarlo con la censura. 

La pornografia, al momento del suo sorgere, non aveva a che vedere con le raffigurazioni dell'osceno ma con la diffusione di rappresentazioni dell'osceno tra la plebe. In altre parole la pornografia, sin dalla sua origine, ha avuto a che vedere molto più con il potere che con la sessualità. O meglio: ha avuto a che vedere con il condizionamento della sessualità esercitato dal potere. 

Attraverso un lungo periodo di incubazione, grazie a una serie di trasformazioni sociali che vengono ricostruite con precisione e che chiamano in causa la valorizzazione delle donne nel mondo del lavoro, la pornografia si è a poco a poco svincolata dalla censura acquisendo una crescente legittimazione. 

Il libro illustra i vari passaggi storici di questo percorso, collegandoli alle trasformazioni sociali e ricostruendo i mutamenti che hanno interessato i contenuti stessi della pornografia. Mostrando ad esempio la profonda differenza tra la pornografia degli anni '20 e degli anni '90. 

I capitoli dedicati all'estetica della pornografia chiariscono quale sia il senso di un film pornografico, smentendo l'approccio moralistico per il quale i film pornografici sono tutti uguali e il pregiudizio secondo il quale la pornografia sia ripetitiva. La pornografia ha un suo proprio "sapere", offre "conoscenza" e proprio per questi motivi ne siamo attratti. La pornografia rivela un sapere sulla donna, su una sessualità femminile che, per quanto costruita dai maschi, rimane agli uomini permanentemente celata. 

La pornografia è una sorta di rivelazione permanente sulla sessualità femminile, in particolare sul piacere femminile, un piacere che, però, non riesce mai a rivelare in pieno ma solo in modo allusivo e convenzionale. Riconoscere questo consente di svelare la falsità intrinseca della pornografia ma anche l'ambiguità di quei discorsi, ad esempio quello femminista, che rimangono imprigionati nella contraddizione tra una liberazione sessuale che sa usare solo il linguaggio della pornografia e la consapevolezza che la pornografia è capace di rappresentare solo una sessualità alienata ed alienante. 
  
Come questa sessualità alienante sia diventata un punto di riferimento centrale della cultura di massa, quella che i media si sforzano di condensare nella testa delle persone, è un altro dei temi affrontati dal volume. La prospettiva storica assunta dalla ricerca pone in rilievo i motivi della crescente legittimizzazione della pornografia nel mondo contemporaneo. Quando un fenomeno raggiunge un volume di affari miliardario, superiore a quello costituito dai tre maggiori sport professionistici americani, difficilmente potrà restare marginale. 

La ricchezza produce legittimazione sociale e la pornografia viene così a collegarsi alle esigenze del marketing industriale, dilagando nella vita quotidiana. I media, la moda, la pubblicità, l'industria dello spettacolo, la rendono evidente ed accettabile a tutti: la normalizzano. Lungi dall'esser censurata, la pornografia è oggi celebrata come una "conquista" culturale. Gli allarmi sui rischi, sulle conseguenze nefaste della sessualizzazione, lungi dall'avere efficacia, contribuiscono anch'essi a celebrare il ruolo assunto dalla pornografia nella vita quotidiana. 

Discutendo la letteratura psicologica sui rischi, soprattutto per i giovani, della sessualizzazione, il libro prende posizione contro le tentazioni neo-censorie, che vorrebbero affrontare la questione semplicemente riadattando forme di oscurantismo. Dietro l'apparente rigore morale della censura si celano in realtà ben altri, pericolosi, interessi. Questo non significa che la sessualizzazione sia un bene e anzi occorre combatterla anche se gli strumenti per lottare non sono affatto facilmente identificabili. 

Uno sguardo per certi versi pessimista quello presentato dal libro. Al momento siamo disarmati di fronte a ciò che accade. Ma comprendere la realtà del problema è il primo passo per affrontarlo efficacemente.

Lucia Galasso


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