Che ne sai tu di un campo di grano

L’agricoltura e la storia: dalle carestie alle malattie delle piante. La prossima minaccia sarà quella degli Ogm?

L’uomo dipende dalle piante. Eccessivo? Solo in apparenza. In realtà, la nostra vita sulla Terra è legata indissolubilmente a come ci comportiamo con la natura e, quindi, anche nei confronti della vegetazione che ci circonda. Se trattiamo bene questo patrimonio, la nostra esistenza compie balzi in avanti notevoli. In caso contrario, ci aspetta un futuro di stenti, malattie, carestie. L’ammonimento non arriva da un catastrofista, ma da un professore universitario, GiuseppeBelli, 77 anni, ora in pensione. Ha insegnato per 40 anni come ordinario di Patologia vegetale all’Università degli studi di Milano, dando alle stampe più di 250 lavori scientifici; ha pubblicato due testi a uso universitario e adesso ha scritto un libro, Malattie delle piante che segnaronola storia (Edizioni Altravista, pagine 132,13 euro).

«L’ho scritto perché molte persone ignorano che le malattie delle piante finiscono per condizionare la storia dell’umanità». In effetti, presentata così, l’ipotesi sembra stupire ma se leggiamo il libro ci accorgiamo che in effetti la vita di molte popolazioni dipende da malattie che hanno a che fare in modo diretto con le piante.

«Certo, basterebbe pensare», prosegue Belli, «alla vicenda della peronospora della patata, a metà dell’Ottocento. La patata, infatti, importata dall’America, contribuì a sfamare le fette di popolazione più povere d’Europa. In Irlanda, verso la metà del secolo, la malattia colpì proprio le piante di questa specie, distruggendone una quantità enorme, essenziale per l’alimentazione delle persone. Ne derivarono malattie e carestie con un milione di morti circa e con un altro milione di irlandesi che decise di emigrarenegli Stati Uniti. E in quell’ondata, tra gli altri, c’era anche il nonno di John Kennedy».

Ecco, dunque, una spiegazione reale su quanto incidono certe malattie delle piante sulla nostra storia.

Ma, professore, non è che di queste cose si parla ancora troppo poco?

 «Sì, è vero. Il mio libro nasce anche da questo stimolo. Avevo condotto dei seminari a livello divulgativo sull’argomento e, una volta in pensione, risistemando vecchi appunti, ho pensatoche poteva essere utile e gradito farne un libro, perché una maggiore conoscenza sviluppa il miglioramento sociale. Molte malattie danneggiano, oltre che le colture agrarie, anche parecchie foreste, incidono sul paesaggio e sull’ambiente. E il problema non va sottovalutato».

Tuttavia, impressione è che la sensibilità su certi temi stia crescendo…

«Innanzitutto, va sottolineato che l’agricoltura italiana ha fatto molti progressi negli ultimi trent’anni. Aumentano i giovani conuna maggiore cultura di base e abbiamo molti laureati in scienze agrarie. La situazione è certamente migliore rispetto al passato. I mezzi dicomunicazione, invece, danno poca attenzione ai problemi del settore. E i nostri politici non eccellono nella materia. Nei decenni passati, d’altra parte, al ministero dell’Agricoltura ci mandavano il meno importante dei politici. La ricerca nel mondo agrario ha pochi mezzi a disposizione, in particolare per il settore della patologia vegetale. Ma i cittadini sono generalmente più attenti rispetto a una volta».

Due delle parole-chiave odierne sono Ogm e pesticidi. Come vede la situazione nel campo degli organismi geneticamente modificatie dell’uso delle sostanze chimiche?

 «I cittadini sono sensibili a questi temi. L’uso delle sostanze chimiche, i fitofarmaci o agrofarmaci (la dizione pesticidi è una traduzione pedestre del termine inglese pesticide), risulta ancora indispensabile per contrastare molte malattie delle piante. La ricerca e la sperimentazione sono rivolte a trovare vie alternative; però per ottenere risultati certi gli studi richiedono anni e mezzi. Il problemaè che finora, per alcune malattie(come peronospora della vite ebolla del pesco) non c’è un’alternativa valida: per difendere le piante dobbiamo ricorrere a trattamenti con fitofarmaci. Ma su questo la legislazione l’Unione europea è molto severa. Le sostanze chimiche utilizzabili oggi in agricoltura sono da considerare sicure sotto il profilo tossicologico; negli anni recenti tutte quelle sospettate di essere potenzialmente dannose sono state vietate. Sugli Ogm posso dire che l’Italia è il Paese più scrupoloso. Da noi gli Ogm sono ancora vietati, non solo nella produzione di alimenti, ma addirittura anche nella sperimentazione; il che forse è eccessivo».

Quindi, possiamo dirci tranquilli?

 «Il consumatore può considerarsi sicuro in Europa e in particolare in Italia. Se in altri campi il Paese è notoriamente lento a muoversi, in questo siamo stati rapidi. L’agricoltura italiana è sicura. Piuttosto, stiamo attenti ai frutti esotici, tanto per fare un esempio. Su quelli, qualche dubbio potrebbe sorgere, legittimamente».

Lei che ne pensa?

«Il consiglio è quello di preferire prodotti dell’agricoltura italiana. Bisogna suscitare maggiore attenzione su queste problematiche, fin dalla scuola dell’obbligo. I nostri bambini, per esempio, sanno usare benissimo un computer o un telefonino ma ignorano come nasce e si sviluppa una pianta. Per non parlare della stagionalità. La frutta fuori stagione non può essere sana e bella come quella che rispetta i tempi della natura».

Detto questo, potremmo ancora considerarci al sicuro, almeno noi italiani, ma il professore non ci sta.

«In Italia, il vero problema sta nel fatto che importiamo più di quanto esportiamo. Non siamo più in grado di produrre alimenti per noi stessi. Compriamo farina di frumento o di mais in abbondanza, ma se – Dio non voglia – fossimo coinvolti in una guerra, rischieremmo la carestia. Abbiamo sottratto troppo territorio all’agricoltura e quindi ne abbiamo poco per produrre. Le faccio un’ipotesi fantascientificama su dati reali: se le Regioni decidessero di chiudere le proprie frontiere, al Nord sa chi sarebbe a mal partito? La Lombardia, che nel tempo ha visto diminuire in modo costante il proprio terreno agricolo».

E all’estero? Viviamo ancora come nel passato, con la possibilità che qualche malattia delle piante cambi il corso della storia?

 «I Paesi poveri soffrono. In Africa, per esempio, la diffusione di un virus, il mosaico della manioca, sta facendo danni enormi. Ci sono nazioni che scarseggiano in quanto ad alimenti. La Fao e le Ong fanno molto e cercano di aiutare, ma non basta. Le malattie riducono i raccolti. Di conseguenza, scarseggia il cibo. E con gli scambi commerciali, inoltre, le possibili malattie e gli insetti dannosi si “muovono” di più. Un caso tipico? La crisi di molti castagneti in Piemonte e in Lombardia, con alberi defoliati a causa di un piccolo insetto arrivato dall’estremo Oriente».

Intervista a cura di Manuel Gandin

Vivere | Ambiente | Novembre 2012

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