Romanzo brigatista

Intervista a Gianremo Armeni. Classe 1972, lo scrittore si è laureato in Sociologia presso l’Università “La Sapienza di Roma” con una tesi sul ruolo dell’Arma dei Carabinieri nel contrasto ai fenomeni criminali complessi: mafia e terrorismo. Nel 2004 ha pubblicato il suo primo libro: “La strategia vincente del Generale Dalla Chiesa contro le Brigate Rosse… e la mafia”. Sulla rivista di geopolitica “Limes” ha pubblicato diverse ricerche: sul fenomeno camorristico a Napoli e provincia; sul fenomeno della ‘ndrangheta nella provincia di Catanzaro; e sul mondo della tifoseria “ultras”. Per tutti gli universitari che vogliono redigere una tesi storica, per gli studenti intenti a fare ricerche ed approfondimenti o per gli appassionati di cronaca del passato, ecco a voi la voce imparziale dello scrittore dei fatti storici. In Italia, si discute ancora intorno alla sopravvivenza delle BR o su una possibile ricostituzione dell’organizzazione, dal momento che negli ultimi anni sono stati compiuti atti terroristici da parte di persone che si sono richiamate alle BR e ne hanno assunto il nome e le insegne. Alcuni capi brigatisti arrestati e condannati sono attualmente inseriti in programmi di reinserimento sociale; molti di loro tuttora rilasciano interviste giornalistiche, pur senza mai aggiungere granché alle verità processualmente accertate.

Salve, in breve… di cosa tratta il suo libro “Romanzo Brigatista”?

Del cosiddetto “nucleo storico delle Brigate Rosse”, ossia di ragazzi poco più che ventenni che circa quaranta anni fa decisero di impossessarsi della nazione italiana. Ragazzi accecati da un sogno, quello rivoluzionario, un sogno che nel corso degli anni cominciò a vestirsi di reale, al cospetto di uno Stato impreparato ad affrontarli ed a volte arrendevole. Ragazzi che cominciarono il loro percorso criminale partendo dal nulla. Fu un continuo apprendimento. Le prime armi ricevute in dono dai partigiani, la falsificazione dei documenti grazie all’attrezzatura acquistata dalla “mala” milanese, le rapine in banca, i sequestri “lampo”, la guerra allo Stato… Poi, dopo di loro, vennero i sanguinari che abbandonarono la strategia “morbida” lasciando sulle strade italiane un morto alla mattina e uno alla sera.

È aderente alla realtà storica?

Forse è una storia vera, forse è esistita solo in parte. Di certo, la realtà storica presente in queste pagine supera di gran lunga la parte mitologica.

Invece, per quanto riguarda il suo primo libro “La strategia vincente del Generale Dalla Chiesa contro le Brigate Rosse… e la mafia”, è fedele ai fatti storici?

Nel ripercorrere la storia del generale Carlo Alberto dalla Chiesa, nella sua vittoriosa lotta contro il terrorismo, fino alla sua morte per mano della mafia, ho messo insieme testimonianze “privilegiate” ed articoli di giornale d’epoca. Ho reperito e selezionato materiale informativo restando sempre aderente ai fatti. Ho tracciato i principi teorici ed operativi del Generale attraverso la voce dei protagonisti di quegli anni.

Come è riuscito a trasformare la sua passione storica in un libro?

In realtà, alla base del mio romanzo c’è innanzitutto la passione per la scrittura e per la creatività, dove a imperare è l’aspetto catartico. La passione per la storia è un elemento secondario in ogni mio lavoro letterario. L’ispirazione di dar vita a “Romanzo brigatista” mi è venuta leggendo il libro di De Cataldo “Romanzo criminale“, in cui l’autore, in modo geniale, attraverso lo strumento “leggero” della narrativa è riuscito a portare all’attenzione di “tutti” un argomento che fino ad allora era stato terra di conquista prevalentemente della saggistica. Io ho cercato, molto umilmente, di abbracciare le stesse intenzioni: portare all’attenzione di “tutti” un pezzo di storia drammatica dell’Italia degli anni di piombo. Un filone storico, sociale, e politico che la mia generazione ignora del tutto se proporzionato alla sua complessità. “Romanzo criminale” racconta la storia della Banda della Magliana, mentre “Romanzo brigatista” narra le vicende del “nucleo storico” delle Br. Ovviamente, è superfluo specificare che non c’è da parte mia la benché minima idea di accostare le due opere dal punto di vista del valore letterario. Io mi accontenterei di avere un centesimo del successo che ha ottenuto De Cataldo. Voglio aggiungere che per me che avevo all’attivo tutte opere legate alla ricerca sociale e alla saggistica, cimentarmi in un romanzo è stata un’impresa titanica. Se da una parte il lavoro mi è stato semplificato dal fatto di avere già a disposizione un ampissimo bagaglio di conoscenze sulle Brigate Rosse, grazie a uno studio appassionato cominciato con la tesi di laurea, dall’altra ho dovuto esplorare e apprendere dalle fondamenta l’universo ignoto, complesso, diabolico, fantastico, e quant’altro della narrativa. La caratterizzazione dei personaggi, degli ambienti, delle atmosfere, la costruzione dei dialoghi, gli intrecci narrativi, la suspense… tutto deve necessariamente passare sotto la lente di ingrandimento.

Ha mai pensato di scrivere una sceneggiatura per un film storico da sottoporre a produttori televisivi e/o cinematografici?

Ad una sceneggiatura non ho mai pensato, però ho scritto un soggetto che in parte è stato ripreso da una fiction. A ogni modo, mi piacerebbe fare qualcosa in tal senso
Ha mai pensato di cimentarsi in un altro genere?
Sì, ci ho pensato. Ci penso continuamente. Ho mille progetti nel cassetto, però il consiglio che mi viene dato un po’ da tutti è quello di individuare il proprio percorso e di seguirlo senza troppi fuori pista. O si è carne o si è pesce. Nell’editoria i camaleonti non sono visti di buon occhio.

Progetti editoriali futuri?

Per adesso ho consegnato all’editore un altro libro (saggistica), che dovrebbe uscire nel corso dell’anno, avente come oggetto ancora una volta le “Brigate Rosse”. Mi sono però promesso che sarà l’ultimo su quel genere. Per il momento ancora non ho deciso cosa affronterò dopo la pubblicazione, anzi, è più corretto dire “adesso che sono in attesa della pubblicazione”. Di fatti, questo è proprio uno di quei periodi in cui si va in esplorazione, in cui si decide il nuovo progetto editoriale, uno di quei periodi che io reputo tra i più fondamentali di tutte le fasi che accompagnano il lavoro dello scrittore. A breve spero di partorire qualche idea originale come sono riuscito a fare sino ad oggi. La cosa più importante è restare umili ed essere pronti ogni volta a nuove scommesse e nuovi sacrifici; sì sacrifici, perché la scrittura è soprattutto impegno e fatica.

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